OLTRESSENDA BASSA Reductio ad unum

dalla contadina felicità coniugale al salario

Nato da una ricerca storica sul cambiamento sociale avvenuto nella nostra provincia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento con l’insediamento dello stabilimento della Manifattura Festi Rasini di Villa d’Ogna, il libro racconta, in chiave romantica, ma basata su fatti reali, l’impatto della rivoluzione industriale sulla vita quotidiana, sulle relazioni familiari e sul passaggio dalla società contadina al lavoro salariato.

OLTRESSENDA BASSA 

Reductio ad unum 

Titolo OLTRESSENDA BASSA, Reductio ad unum

Autrice Maria DI Pietro

Editore, Grafica e Arte, 2026

Romanzo sociale ambientato in alta Valle Seriana dal 1880 al 1914

Il personaggio principale è una famiglia immaginaria, ma verosimile, originaria di Ogna all’epoca borgo nel comune di Oltressenda Bassa. Una famiglia unita nella tradizione e con unico patrimonio culturale quello della fede religiosa cattolica fortemente sentita e praticata in tutta la provincia di Bergamo. Una piccola famiglia fagocitata dal nuovo mondo industriale del nord Italia che anche a Villa d’Ogna, grazie alla presenza di una turbina elettrica che alimentava le antiche cartiere, approda. Alla fine degli anni ottanta dell’ottocento, una nuova realtà industriale triplicherà in pochi anni la popolazione residente, grazia anche alla costruzione di un villaggio operaio e di convitti per ospitare le nuove manovalanze. La Manifattura del cotone dei Signori milanesi Festi e Rasini porterà in quella parte alta della Valle Seriana progresso, modernità e benefici per tutto il territorio, nonché l’Art Nouveau e il fiorente periodo della Belle Époque che a fine ottocento stava pervadendo ampie parti delle regioni europee.

La trasformazione da civiltà contadina a comunità operaia ha determinato anche la trasformazione della famiglia, modificandone non solo il tempo quotidiano, ma anche i suoi linguaggi dialettici ed affettivi. Il tempo del focolare domestico è rapito dalle fabbriche, il lavoro della famiglia a reddito unico diventa lavoro individuale, singolarmente normato e tariffato. La condivisione del tempo e dello spazio in campagna viene sostituito da quello cadenzato e sincopato del reparto, coi suoi ritmi alienanti, coi suoi rumori battenti, coi suoi minuti contati e contati per ognuno. Insieme al villaggio operaio nasce l’Operaio nella singolare individualità e coi sui egocentrici individualismi.

Questo romanzo è nato dal desiderio dell’autrice di rendere omaggio ad una terra di lavoratori indefessi, capaci, intraprendenti e operosi al punto tale da trainare gran parte della provincia di Bergamo dentro allo stesso progresso italiano, trasformando una comunità povera e quasi analfabeta in una società moderna ed efficiente. Una terra che ancora oggi offre un paesaggio incantevole. Nonostante il comparto del tessile bergamasco e italiano siano stati surclassati dalla geopolitica globale, i nostri territori hanno ancora molto da raccontare e nuove possibilità di sviluppo. Con la speranza che il progresso non dimentichi mai i principi etici e culturali che hanno sempre contraddistinto le operose aree bergamasche, l’autrice ha voluto riproporre un focus sul periodo in cui davvero tanto è cambiato, tutto si è trasformato, soprattutto in ambito familiare.

Una riflessione su quello che fu il collante della famiglia, non solo a livello di fede religiosa, è un tema di grande attualità. In un periodo storico di forte apatia verso il prossimo, di individualismi anche pervicaci che spaccano le famiglie ancora prima di unirle, ritornare con la narrazione al tempo storico in cui la trasformazione si è avviata, vuole essere un modo per cercare di comprendere se ci sono ancora possibilità di recuperare quei legami che hanno sempre sostenuto l’umanità

L’umanità è fondata sulle relazioni ed ha bisogno di relazioni stabili che siano di sostegno e cura della persona. Essere una famiglia vuol dire non essere soli. In un mondo sovraffollato in cui la solitudine è il male dilagante, il ritorno alla costruzione e alla salvaguardia della famiglia, si pone l’obiettivo di tentare, se non l’apologia della giusta istituzione del matrimonio, quanto meno di avvallare la comprensione che la famiglia è il primo luogo di cura e di sanità, di crescita fisica, economica e civile.

Il romanzo è parte di una collana di volumi di impegno civile ambientati in territorio bergamasco. Con la scelta di diverse fome narrative e dentro la cornice del marchio registrato dalla sua autrice, Pagine Bergamasche, c’è il forte desiderio di promuovere e valorizzare il territorio a cominciare dal prendersi cura delle persone attraverso l’utilizzo della cultura con la pratica della medicina narrativa.

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