Sito n° 43

Valzurio

 

PERCORSO ITINERARIO ARTISTICO

 

 

Valzurio è sicuramente un luogo che dal punto di vista ambientale e territoriale ha molto da offrire, ma noi abbiamo scelto di concentrarci sui fatti avvenuti il 14 luglio del 1944 quando le pattuglie repubblichine misero a ferro e fuoco l’intero villaggio a seguito di una soffiata che segnalava la presenza della brigata partigiana Delbono/Delbello.

Estratto da VALZURIO BRUCIA
Video-Reportage di Giorgio Fornoni che ringraziamo per la gentile concessione.

 

INPUTS: (RAPPRESAGLIE)

«Valzurio ore 6,30: in paese tutto taceva, i partigiani riposavano nei vari fienili e pagliai; la popolazione era intenta alle prime faccende domestiche; il Parroco si accingeva a celebrare la prima Messa; per la via alcune nonnine incamminate verso la chiesa, sgranavano la corona del rosario. Le sentinelle dei partigiani sparavano, dando così l’allarme: i nazi-fascisti, che salivano da Villa d’Ogna, venivano costretti a fermarsi a circa cinquecento metri dal paese; qui si disposero in ordine di combattimento. Tra la formazione partigiana di circa 45 uomini, rimbalzarono gli ordini, da un fienile all’altro, da un partigiano all’altro; rapido sopralluogo alle posizioni nazi-fasciste, uno scambio di colpi, raffiche di mitraglia; sulla strada, davanti al grosso della colonna nazi-fascista, l’avvistamento degli ostaggi civili. L’ordine preciso ai partigiani fu: ogni distaccamento agisca in modo autonomo, si salvi l’equipaggiamento, si eviti il combattimento in paese per non compromettere i civili e gli innocenti, ci si sposti sulle alture di Col Palazzo con disposizione a raggiera. In mezzo ad un inferno di fuoco d’armi automatiche pesanti e leggere, i partigiani poterono guadagnare le posizioni prestabilite. Lo sbaglio di calcolo di una colonna nazi-fascista, quella che veniva da Ardesio, fu la salvezza dei partigiani. In Valzurio però i nazi-fascisti non trovarono che civili e bottino da catturare a quelle povere famiglie che, con immense fatiche e sacrifici, avevano raccolto un po’ di roba e di animali. Qui ferirono anche una povera ragazza. Tutto quanto era asportabile lo portarono via, malmenando il Parroco di Valzurio, percuotendolo duramente, e sfogando la loro rabbia nel saccheggiare, devastare e infine distruggere col fuoco l’intera frazione.» [1]

Con queste parole l’allora curato di Villa d’Ogna don Giovanni Bonanomi raccontava l’inizio di quel tragico 14 luglio 1944. Dopo aver dato alle fiamme la piccola contrada di Valzurio, sospettata di nascondere alcuni partigiani locali, i nazi-fascisti presero come ostaggi alcuni paesani. Tra gli ostaggi c’era anche il parroco di Valzurio don Zaccaria Tomasoni, scambiato probabilmente per il curato di Villa d’Ogna don Bonanomi, noto per essere aiutante dei partigiani locali.

[1] Don Giovanni Bonanomi in: Gabriele Carrara, Villa d’Ogna nel vortice della resistenza: diario del partigiano Carmelo, 1987, pp. 52-53.

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